Beato Carlo d’Asburgo

 
Domenica 8 Settembre 2013 avrebbe dovuto tenersi a Malè - Val di Sole, come lo scorso anno, la Commemorazione del Beato Carlo d'Asburgo. Purtroppo, per cause di varia natura, siamo stati costretti a rinviarla al prossimo anno. 
In luogo della Commemorazione, il Direttivo dell'Associazione Storico Culturale Linguistica "El Brenz", vuole rendere omaggio a questo eccezionale personaggio dedicandogli quest' articolo tratto dalla splendida biografia del Sito Ufficiale della Gebetsliga in Italia (di cui fanno parte anche alcuni membri del Direttivo).
I nostri più sentiti ringraziamenti, per il sostegno e l'amicizia , vanno a Monsignor Arnaldo Morandi, delgato della Gebetsliga per la Lombardia, al professore Roberto Coaloa, autore del libro "Carlo d'Asburgo l'ultimo Imperatore", al nuovo amico Ivo Musajo Somma, coatuore del libro "Un cuore per la nuova Europa", e tutti coloro che ci hanno sostenuto ed incoraggiato. E che continuano a farlo. Grazie a tutti!!!!!
 
 
 
gebetsligaCitando il messaggio d'apertura del sito della Gebetsliga "Siamo convinti, come del resto lo fu il venerabile Giovanni Paolo II, che l'Imperatore Carlo sia una figura centrale nel panorama storico dell'Europa moderna. Quale capo di stato, esercitò le virtù cristiane eroiche opponendosi all'"inutile strage" della prima guerra mondiale, dando credito e risalto agli insegnamenti e agli appelli di Papa Benedetto XV, non solo, nei pochi anni del suo regno, spese tutto se stesso per il bene e la promozione umana, sociale e cristiana dei suoi popoli. Uomo di grandi ideali e di autentica ampiezza di vedute, pose le basi di uno stato moderno, fondato sul rispetto delle etnie e delle diversità culturali, e non tanto su quel falso senso di libertà che oggi sfocia spesso in un freddo cinismo e nella dimenticanza, se non addrittura nell'oppressione, dei più deboli. Pensò una società forte perchè capace di cercare i propri limiti e superarli prendendosi cura di tutti. Capì ciò che l'Europa ha capito, solo in parte ai giorni nostri e cioè che il vero benessere non si può basare sulla supremazia di nessuno, di nessun uomo e di nessun popolo, sugli altri, quanto sulla fratellanza che può nascere solo dall'accettazione e dall'accoglienza, oltre che, dal rispetto della dignità di ogni essere umano."
 
 

Figlio primogenito dell'Arciduca Ottone d'Austria (1865-1906)
e della Principessa Giuseppina di Sassonia (1867-1944),
nel 1911 sposò Zita di Borbone-Parma da cui ebbe:

• Otto (1912- 2011) Capo della Casa d'Asburgo
• Adelaide (1914-1971)
• Roberto(1915-1996)
• Felice (1916-)
• Carlo Ludovico (1918-)
• Rodolfo (1919-)
• Carlotta (1921-1989)
• Elisabetta (1922-1993)

 

 

 

I titoli di Carlo I

Per grazia di Dio, Imperatore d'Austria, Apostolico re di Ungheria, il quarto con il suo nome, Re di Boemia, Dalmazia, Croazia, Slavonia, Galizia, Lodomeria e Illiria; Re di Gerusalemme ecc., Arciduca d' Austria; Granduca di Toscana e di Cracovia, Duca di Lorena e di Salisburgo, di Stiria, di Carinzia, di Carniola di Bucovina; Grande Principe di Transilvania; Margravio di Moravia; Duca dell'Alta e Bassa Slesia, di Modena, Parma, Piacenza e Guastalla, di Auschwitz e Zator, di Teschen, del Friuli, di Ragusa e Zara; Conte di Habsburg e del Tirolo, di Kyburg, Gorizia e Gradisca; Principe di Trento e Bressanone; Marchese della Bassa e Alta Lusazia e Istria; Conte di Hohenems, Feldkirch, Bregenz, Sonnenberg, ecc.; Signore di Trieste, di Cattaro e della windische Mark; Gran Voivoda del voivodato di Serbia ecc.

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Divenne erede al trono in seguito alla morte di Francesco Ferdinando il 28 giugno 1914, fu incoronato imperatore alla morte di Francesco Giuseppe nel 1916. In seguito alla sconfitta dell'Austria-Ungheria nella Prima Guerra Mondiale andò in esilio nell'isola portoghese di Madeira dove morì all'età di soli 34 anni. Negli ultimi giorni di vita chiamò a sé il figlio primogenito Otto perché volle che costui vedesse "come muore un imperatore".

 

Il 3 ottobre 2004 è stato beatificato.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 Domenica 3 ottobre 2004,Giovanni Paolo II ha proclamato beato Carlo d’Asburgo, ultimo imperatore d’Austria e ultimo Re d’Ungheria, morto nel 1922, a soli 34 anni.  Era sposato con Zita, figlia di Roberto di Borbone Parma, ultimo titolare del Ducato di Parma e Piacenza, dalla quale ebbe 8 figli.

Che venga elevato alla gloria degli altari un imperatore, è una notizia che fa un certo effetto. Si pensa che chi ha la ricchezza e il potere non trovi tempo per pensare a Dio.

 

Sono numerosi, invece, i santi che appartennero a famiglie regnanti. Re Stefano d’UngheriaSant’Agnese di PragaSant’Elisabetta d’Ungheria, Sant’Enrico II imperatore,  Santa Brigida di SveziaSan Luigi IX re di Francia, San Ferdinando re del Portogallo eccetera. Certo, erano uomini di tanto tempo fa, dirà qualcuno. Ma sovrani, governanti e  uomini politici santi ce ne sono sempre stati e ce ne sono anche nella nostra epoca.  Presso la Congregazione per le cause dei santi sono in corso processi di beatificazione che riguardano, per esempio, Re Baldovino del Belgio,  Alcide De Gasperi, grande uomo di Stato italiano, Robert Schumann, statista francese considerato il “padre” dell’Europa unita, Konrad Adenauer, cancelliere della Germania Federale, Giorgio La Pira, sindaco di Firenze e deputato al Parlamento italiano, solo per citare qualche nome. E sono personaggi  del Novecento. Uomini santi ce ne sono sempre stati, presenti in tutte le categorie sociali. Carlo d’Asburgo, anche lui uomo del Novecento, ne è un esempio fulgido. Ecco in sintesi la sua storia.

 
Carlo apparteneva a una delle più importanti case regnanti dell’Europa, gli Asburgo, appunto. Una dinastia che ha avuto Imperatori del Sacro Romano Impero per molti secoli. Era il figlio primogenito dell’Arciduca d’Austria Ottone Francesco (nipote di sua altezza imperiale e reale Francesco Giuseppe), e di Maria Giuseppina, nata principessa di Sassonia.

Milioni e milioni di persone nel mondo conoscono la storia dell’Imperatore Francesco Giuseppe e di sua moglie, l’imperatrice Sissi, per averla vista al cinema o alla televisione nei quattro commoventi film che hanno come straordinaria interprete una giovanissima e indimenticabile  Romy Schneider.  Storia romanzata, naturalmente, ma, affascinante e, benchè girati a metà degli Anni Cinquanta, quei film continuano ad essere messi in onda nelle varie TV e circolano anche in DVD con un indice di gradimento sempre molto elevato.

 

Pochi, invece, anzi pochissimi conoscono la storia della coppia imperiale  che succedette a Francesco Giuseppe e a Sissi sul tronoAustro-Ungarico, e cioè Carlo I° d’Asburgo e l’imperatrice Zita. Eppure, Carlo e Zita, che al momento dell’ascesa al trono,  nel novembre 1916,  avevano rispettivamente 29 e 24 anni ed erano sposati da cinque, vissero “realmente” come Francesco Giuseppe e Sissi appaiono nella finzione filmica. La loro storia d’amore aveva proprio tutte le caratteristiche di quella raccontata nel film.  Carlo e Zita erano giovani, belli, innamoratissimi, fedelissimi, la loro unione era pervasa da un romanticismo tenerissimo e vero che incantava. Ma fu una storia brevissima con un finale drammatico. Salirono al trono nel 1916, in piena guerra mondiale, e dopo due anni, alla fine della guerra, furono costretti all’esilio. Vissero altri quattro anni  insieme, sempre inseparabili e felici nonostante la povertà e le ristrettezze economiche che rasentarono l’indigenza, poi Carlo, colpito da una broncopolmonite, morì a soli 34 anni.

 
Zita aveva 29 anni ed era bellissima, ma non si risposò più, anche se molti furono i pretendenti alla sua mano. Non volle mai dimenticare il marito, l’uomo dal quale aveva avuto otto figli. Visse ancora per 67 anni, conducendo un esistenza ritirata, riservata, sempre nel ricordo del suo Carlo.

Ora, però, quella loro favola, finita in fretta e che gli sconvolgimenti politici europei degli Anni Venti  avevano fatto dimenticare, è tornata alla ribalta. Ed è tornata perchè la Chiesa   ha elevato alla gloria degli altari l’Imperatore Carlo I. Si viene così a scoprire che quel giovane monarca, bello, ricco, simpatico, generoso, romantico, era anche un santo. Il suo amore per Zitaaveva quelle misteriose caratteristiche di tenerezza profonda, di fedeltà e di dono totali, come richiede appunto l’amore assoluto.  Zita, accanto a Carlo, aveva vissuto  un’esperienza sentimentale altissima, per questo, nonostante le occasioni poi incontrate, non aveva più voluto risposarsi.

<<Certo, sembra incredibile, ma l’amore tra Carlo e Zita fu veramente bellissimo>>, dice l’avvocato Andrea Ambrosi, postulatore della causa di beatificazione dell’Imperatore Carlo d’Asburgo.  <<Studiando migliaia di pagine per preparare il processo, ho trovato testimonianze straordinarie e leggendole io stesso mi commuovevo>>
Laureato in Diritto Civile ed ecclesiastico e in teologia, patrocinante presso la Sacra Rota e la Congregazione delle Cause dei Santi, l’avvocato Andrea Ambrosi ha curato un poderoso volume sulle virtù eroiche cristiane esercitate dall’Imperatore Carlo d’Austria in vita, volume affascinante, che ad ogni pagina sorprende, rivelando un mondo di spiritualità impensabile in un ambiente come quello della grande corte imperiale austriaca del primo Novecento.
<<Non è proprio possibile rimanere indifferenti di fronte all’esistenza di questo giovane imperatore>>, dice ancora l’avvocato Ambrosi.  <<Carlo condusse un’esistenza integerrima, pur vivendo in un ambiente difficile e pieno di insidie. Fu un fervente cattolico, un marito e padre esemplare ed amatissimo, un figlio fedele della Chiesa e un pugnace avversario dei molti nemici del Papa e della Chiesa stessa>>

 

Carlo nacque nel 1887. Sul trono Austro-Ungarico regnava, fin dal 1848Francesco Giuseppe e l’Imperatrice Sissi. Carlo era un loro  pronipote. Era il primogenito dell’Arciduca d’Austria Ottone Francesco, nipote di Francesco Giuseppe. Nella linea di successione al trono imperiale austriaco, Carlo occupava il quinto posto. Nessuno poteva immaginare, allora, che sarebbe toccato a lui prendere il posto del mitico Francesco Giuseppe.  Ma una serie di drammatiche circostanze sovvertirono tutte le logiche previsioni. L’unico figlio maschio dell’Imperatore Francesco Giuseppe e dell’Imperatrice Sissi, Rodolfo, morì misteriosamente nel 1889 a  Mayerling, insieme alla sua giovane amante Mary Vetsera, senza lasciare figli maschi. Il fratello minore di Francesco Giuseppe, Massimiliano, era  diventato imperatore del Messico e era stato fucilato dai rivoluzionari già nel 1867. L'arciduca Carlo Ludovico, secondo fratello di Francesco Giuseppe, morì nel 1896. Allora divenne principe ereditario l'arciduca Francesco Ferdinando, figlio di Carlo Ludovico; ma, a causa del suo matrimonio morganatico con una semplice contessa, fu costretto a rinunciare ai diritti al trono per gli eventuali figli, e ad accettare, come erede presuntivo,  il proprio fratello, Otto,  padre di Carlo. Ma prima morì Otto, a soli quarant’anni; poi, nel 1914Francesco Ferdinando fu assassinato a Serajevo. Una serie di lutti e di tragedie quindi aveva portato Carlo ad essere erede al trono.

 

Carlo ricevette la normale educazione che gli Asburgo riservavano ai loro rampolli:  l’apprendimento delle varie lingue parlate nell’Impero, corsi ginnasiali e liceali presso l’abbazia benedettina degli “Schotten” a Vienna, e poi studi universitari  a indirizzo giuridico a Praga. Ma fin da quando era un ragazzo, mostrò una grande attenzione e un profondo interesse per i valori religiosi. L’ambiente non era certo favorevole a questi valori. Suo padre, uomo affascinante ma libertino, non gli diede buoni esempi. Ma  è difficile conoscere i rapporti che si instaurano nell’animo tra la persona e Dio, quando la persona risponde alla chiamata divina. E’ il mistero della vita spirituale e della santità.

A 16 anni, Carlo  entrò nell’esercito e vi rimase fino alla fine della guerra, fino a quando dovette andare in esilio.   Gli piaceva la vita militare. Tra i soldati si trovava perfettamente a suo agio. Era molto buono e disponibile con i suoi camerati, ai quali non solo non fece mai pesare il suo rango, bensì faceva di tutto per farsi sentire uno di loro. La  vita militare è dura, a volte crudele e anche rozza. Ma come succede sempre con le persone che tendono alla perfezione, Carlo trasformava gli ambienti e le persone con i quali veniva in contatto.  Non si lasciava influenzare, ma era lui che influenzava, cambiava, migliorava con la sua bontà e la sua condotta.
I suoi interventi a favore dei commilitoni erano esempi che conquistavano i soldati.  Subito dopo le nozze, prestava servizio militare a Vienna. Alla vigilia di Natale seppe che un camerata desiderava tanto poter andare a casa a festeggiare con la famiglia, ma era ufficiale di picchetto e non poteva muoversi. Carlo prese il suo posto permettendo al soldato di correre a casa.

 

Durante la guerra era generale comandante di corpo d'armata. Il suo posto preferito era la prima linea da dove né i pezzi d'artiglieria che gli piovevano accanto, né i bombardamenti aerei nemici lo fecero mai indietreggiare. Era temprato ad ogni fatica, dormiva su un  ruvido letto da campo insieme alla truppa. Anche se era successore al trono imperiale, non voleva mai niente di speciale per sé. Quando c’erano dei feriti, si inginocchiava accanto a loro e li medicava. Se qualcuno moriva tra le sue braccia, piangeva senza vergognarsi. Una volta, per salvare la vita di un soldato ferito, si gettò nelle acque gelide dell’Isonzo in piena rischiando egli stesso di venire travolto. Divenuto Imperatore, continuò a comportarsi come aveva sempre fatto, visitando le truppe al fronte, sfidando i bombardamenti nemici, fermandosi a parlare con i soldati, inginocchiandosi accanto ai feriti.

Era un soldato, ma non un sostenitore della guerra. Come soldato faceva il suo dovere da soldato. Ma quando si trovò sul trono, fece di tutto per raggiungere la pace. Non era stato lui a iniziare la guerra, però si impegnò con tutte le sue forze per fermarla. Su questo non ci sono dubbi e sono innumerevoli le testimonianze che lo documentano.  In uno dei suoi primi discorsi da Imperatore disse: “Grandi compiti stanno davanti a noi. Il compito principale, che deve aver presente colui che è responsabile delle sorti della monarchia è di avviare il  più presto possibile una buona pace”.

 
 
Per raggiungere questo scopo, mise subito in atto varie iniziative che da molti vennero ritenute temerarie. Esonerò l'arciduca Federico dalla sua carica di comandante in capo dell'esercito perchè riteneva che non fosse un uomo di pace;
trasferì la sede del comando supremo da Teschen a Baden presso Vienna, per poter essere sempre presente alle riunioni; allontanò i fanatici della guerra dai posti di comando, alcuni li destituì; si oppose all’uso di gas letali. contro il nemico,  già usati dai tedeschi; rifiutò il ricorso ai sottomarini per colpire le città nemiche che si affacciavano sull'Adriatico, ed in primo luogo Venezia: per lui la popolazione civile era assolutamente intoccabile. Per sostenere queste sue iniziative, si urtò con gli alleati che lo accusarono di essere un debole e un vile. I suoi tentativi di fermare la guerra furono definiti “un tradimento nei confronti dell'alleato tedesco”.  

Durante la guerra,  non si preoccupava solo dei soldati, ma anche della popolazione. In tutto l’impero erano drammatiche le difficoltà di approvvigionamento di generi di prima necessità, vettovaglie e perfino il carbone per riscaldarsi. Tutti i cittadini dovevano affrontare la dura realtà dell'economia di guerra e lo faceva anche l’imperatore. Visse con la sua famiglia adottando le razioni di cibo stabilite per la popolazione. Organizzò cucine di guerra per dar da mangiare a chi non ne aveva. Impiegò i cavalli di corte per l'approvvigionamento di carbone dei viennesi. Lottò contro usura e corruzione, regalò ed elargì più di quanto permettessero i suoi mezzi.  Al Comando supremo a Baden rifiutava il  pane bianco che veniva passato, e sotto gli occhi degli ufficiali profondamente confusi, mangiava il pane di guerra nero.

 

In piena Prima guerra mondiale, fu il sovrano che fece di tutto per  convincere gli altri Capi di Stato a firmare la pace senza condizioni. Il suo sogno era il raggiungimento di una pace mondiale. Mirava a superare i nazionalismi per formare una Grande Comunità Europea basata sulla cooperazione, sul rispetto delle minoranze, delle autonomie, delle culture, e delle singole persone, consapevole che  ogni persona è unica, irrepetibile, con un progetto da realizzare che solo Dio conosce. Ma nessuno dei Capi di Stato di allora lo comprese. Giudicavano le sue teorie “utopiche”. Fecero di tutto per  isolarlo. Lo calunniarono, lo tradirono,  costringendolo all’esilio dopo solo due anni di regno. Se lo avessero ascoltato, l’Europa unita sarebbe nata molto prima, avrebbe avuto una Carta costituzionale più giusta e certamente non avrebbe patito gli orrori della  terribile seconda guerra mondiale.

 

Grande importanza ebbe nella  sua vita la moglie Zita. Si erano conosciuti da ragazzi.  Zita, che era nata in Italia, a Pianoro, in provincia di Bologna, apparteneva ai Borboni-Parma. Era la diciassettesima dei ventiquattro figli di Roberto di Borbone Parma, ultimo titolare del Ducato di Parma e Piacenza. Quando aveva sette anni, fu compagna di giochi di Carlo nella tenuta di famiglia di Schwarzau, vicino a Vienna, dove, con la famiglia, trascorreva i mesi estivi. Poi si persero di vista perchè lei andò a studiare prima in Inghilterra e poi in un collegio di suore in Baviera. Si rividero nel 1910. Zita era molto carina e Carlo ne fu subito conquistato. Quando poi seppe che doveva essere promessa a don Jaime duca di Madrid, si affrettò a chiederla in moglie. Si fidanzarono il 13 giugno 1911 e si sposarono pochi mesi dopo, il 21 ottobre, con una cerimonia naturalmente molto sfarzosa alla presenza anche del vecchio imperatore Francesco Giuseppe.

<<Al processo di beatificazione Zita fu una delle principali testimoni e le sue deposizioni giurate sono state straordinarie e preziose perchè hanno permesso di poter conoscere a fondo la vita interiore di Carlo>>, racconta l’ avvocato Ambrosi, <<Lei raccontò che solo a poco a poco si rese conto della bontà e della fede dell’uomo che amava. Riferendosi ai primi tempi della loro conoscenza, disse: “Già allora mi pareva un cattolico veramente buono, ma non potevo completamente capire quanto grande e profonda fossero la sua bontà e la sua fede. Sotto l'influsso della santa Co­munione dapprima frequente, poi quotidiana, si svilupparono le virtù, che erano nel suo carattere e gli erano concesse dalla grazia di Dio. Questo crescere era così poco appariscente e così naturale, che mi riusciva diffi­cile percepirlo. Non vi era nulla a metà in lui. La mancanza d'ogni presunzione, la sua refrige­rante naturalezza e semplicità, si approfondivano in sempre maggiore umiltà. La sua affettuosità di cuore ed il suo desiderio di far felice tutta la gente ricevevano sempre più una impronta paterna ed una profonda, consapevole prontezza al sacrificio. La sua fortezza ed il suo senso del dovere divennero totale dedizione al dovere datogli da Dio”>>
 
 La caratteristiche fondamentali della spiritualità di questo imperatore, furono quelle tradizionali di ogni  santo: la fede fervente, la speranza instancabile, la carità,  il suo amore infinito per i poveri, per i meno fortunati, e anche per i suoi nemici. E poi, l'umiltà, la pietà, la modestia. La consapevolezza del proprio essere figlio di Dio, che vive in mezzo agli uomini, figli di Dio, tutti, indistintamente. La grande venera­zione per l'Eucaristia e la filiale devozione alla Madonna. Come ha dimostrato il processo di beatificazione, egli esercitò le virtù cristiane sempre, e in forma eroica. Le esercitò in particolar modo negli anni dell’esilio.

Sofferenze, umiliazioni le più cocenti, disinganni, mortificazioni: sopportò tutto senza mai lamentarsi.  Il capo di una dinastia tanto prestigiosa e gloriosa, come la Casa d'Asburgo, era trattato e perseguitato in modo indegno dalle potenze nemiche. Eppure, dalla sua bocca non uscì mai la minima parola di biasimo verso i nemici.

In esilio si trovò abbandonato da tutti. E non aveva più niente. Gli erano stati rubati anche i gioielli di famiglia che pensava di vendere per dare da mangiare ai suoi figli.

 

Non è esagerato dire che patì la fame. Ma tutto questo lo visse in serenità e pazienza. Si stabilì dapprima in Svizzera a alla fine a Funchal, nell’isola portoghese di Madeira.
Monsignor Ernesto Seydl, che gli fu vicino nel periodo dell’esilio, ha scritto:  <<Assisteva quotidianamente alla santa Messa,  faceva la Comunione e restavo sempre colpito dal profondo raccoglimento con cui l'imperatore faceva il ringraziamento dopo la Comunione. Si vedeva come, chiuso a tutte le impressioni del mondo esterno, fosse completamente immerso in Dio. La sera tardi tornava sempre ancora una volta con l’Imperatrice per una visita al Santissimo. Ero spesso commosso nel più profondo dell'anima, vedendo inginocchiati davanti all'Eucaristico Dio nel silenzio notturno i due duramente provati, illuminati solo delicatamente dal chiarore della lampada eucaristica>>.

Nella primavera del 1922, per il freddo e l’umidità della casa dove abitava in gravissime ristrettezze economiche, fu colpito da una forte influenza che si trasformò in broncopolmonite e lo portò alla morte il primo aprile di quell’anno.  Nel corso della sua ultima notte su questa terra, alla moglie che lo assisteva piangente, fece questa bellissima confidenza che sintetizza la sua vita e anche la sua santità: <<Tutta la mia aspirazione è sempre stata quella di conoscere il più chiaramente possibile, in  ogni cosa, la volontà di Dio, e di eseguirla nella maniera più perfetta>>.
Anatole France, premio Nobel per la Letteratura nel 1921, scrisse di lui: <<L'imperatore Carlo è l'unico uomo decente, emerso durante la guerra, ad un posto direttivo; ma non lo si ascoltò. Egli ha desiderato sin­ceramente la pace, e perciò viene disprezzato da tutto il mondo. Si è trascurata una splendida occasione”.

 

E lo scrittore inglese Herbert Vivian, che lo aveva conosciuto: <<Carlo era un grande capo, un principe della pace, che voleva risparmiare al mondo un anno di guerra; un uomo di Stato con idee salvatrici per i complicati problemi dei suoi paesi; un monarca che amava i popoli, un uomo senza paura, d'animo nobile, di prestigio, un santo, dalla cui tomba si diffonde benedizione>>.
A 82 anni dalla morte, la Chiesa gli ha reso giustizia. Lo ha elevato alla gloria degli altari, indicandolo al popolo di Dio come esempio  di vero cristiano. Per alcuni storici resta una figura discussa da un punto di vista politico. Gli rimproverano ingenuità politiche ed errori di governo. Ma non ci sono punti oscuri sulla sua figura morale. L’avvocato Andrea Ambrosi, postulatore della causa del beato Carlo d’Austria, ci ha detto: . <<Studiando la vita del beato, leggendo le migliaia di pagine di testimonianze delle persone che lo hanno conosciuto e che hanno esposto le loro impressioni sotto giuramento,  mi sono reso conto che Carlo d’Austria è un grande santo e fu un governante saggio e illuminato>>.

 

 
 
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Le date più Importanti nella Vita del Beato Imperatore Carlo d'Austria
  • 17 agosto 1887 L'Arciduca Karl Franz Joseph nasce a Persenbeug sul Danubio ed è battezzato dal Vescovo Matthias Binder di Pölten, due giorni dopo. 

  • 1895 Su richiesta di Madre Vincenza, mistica e stigmatizzata, viene formato un gruppo di preghiera dal Conte e dalla Contessa Wallis, sono amici della famiglia dell'Arciduca. Il gruppo si dedica alla preghiera per il bene del giovane Arciduca Carlo, nasce la lega della preghiera .

  • 21 ottobre 1911 L'Arciduca Carlo sposa la Principessa Zita dei Borboni di Parma a Villa Schwarzau, presso Steinfeld. 

  • 20 novembre 1912 L'Arciduca Otto, figlio di Carlo e Zita, nasce a villa Wartholz, presso Reichenau. 

  • 28 giugno 1914 L'Arciduca Francesco Ferdinando è assassinato a Sarajevo, Bosnia. L'Arciduca Carlo ha 27 anni quando diviene il nuovo erede al trono. 

  • 28 luglio 1914 L'Austria dichiara guerra alla Serbia. Il futuro Imperatore Carlo, non appartenendo al Consiglio della Corona di Franz Joseph I, non partecipa alla dichiarazione. 

  • 21 novembre 1916 Muore l'Imperatore Franz Joseph. In base alla legge della casa degli Asburgo, dopo la morte dell'Imperatore Franz Joseph, l'erede al trono diventa automaticamente Imperatore d'Austria senza necessità di cerimonia. Durante la sua ascesa al trono, l'Imperatore Carlo afferma: "Farò tutto ciò che è in mio potere per bandire gli orrori ed i sacrifici della guerra il prima possibile, per ridare al mio popolo la benedizione della pace amaramente mancata". 

  • 30 dicembre 1916 Solenne incoronazione dell'Imperatore Carlo a Re d'Ungheria con la corona di Santo Stefano e la consacrazione a cura del Primato d'Ungheria. L'Imperatrice Zita è incoronata Regina. 

  • 30 ottobre 1918 Nasce un'assemblea nazionale provvisoria. Si dissolve il parlamento imperiale a Vienna, restano tuttavia i membri dei paesi austro-ungarici. Il "manifesto del popolo" dell'Imperatore Carlo, il 16 ottobre1918, promulga un impero di Stati e Nazioni, tuttavia rifiutato dall'assemblea nazionale ceca, la quale dichiara la propria indipendenza. 

  • 11 novembre 1918 All'Imperatore Carlo è presentato un decreto di abdicazione che conferisce il potere all'assemblea nazionale provvisoria. L'Imperatore rifiuta di abdicare in quanto Dio gli ha assegnato il trono in sacra fiducia. 

  • 12 novembre 1918 L'assemblea nazionale di transizione forma la Repubblica d'Austria distaccandosi da Austria - Ungheria. 

  • Febbraio 1919 Il Luogotenente Colonnello Strutt è incaricato dagli inglesi per proteggere la famiglia imperiale.

  • 4 marzo 1919 La famiglia imperiale è mandata in esilio in Svizzera. L'Imperatore Carlo continua a rifiutare l'abdicazione. Dopo la partenza viene emanato un decreto permanente che dichiara il bando della casa imperiale e la confisca dei beni personali. 

  • Pasqua 1921 L'Imperatore Carlo tenta di restaurare il suo trono in Ungheria. L'ammiraglio Horthy, consigliere dell' Imperatore, convince l'Imperatore Carlo a ritornare in Svizzera.

  • Ottobre 1921 Tentativo di una seconda restaurazione in Ungheria. L'ammiraglio Horthy tradisce il suo Imperatore catturandolo insieme all'Imperatrice e confinando entrambi in un luogo sconosciuto. 

  • 19 novembre 1921 L'Imperatore Carlo e l'Imperatrice Zita arrivano alla destinazione finale del loro esilio: Funchal, nell'isola di Madera. 

  • Gennaio 1922 L'Imperatrice Zita, nonostante le varie restrizioni, riesce a tornare in Svizzera per far visita all'Arciduca Robert, il quale si era operato d'appendicite. Al suo ritorno passando per il Portogallo le è permesso di riportare con se gli altri figli a Madera. 

  • Febbraio 1922 A causa della mancanza di soldi ed a causa dei debiti, l'Imperatore sposta la famiglia in una casa di villeggiatura umida e non riscaldata, offertagli gratuitamente dal proprietario. 

  • 19 marzo 1922 L'Imperatore si raffredda durante una passeggiata per visitare Funchal. Per mancanza di soldi non viene chiamato un dottore fino al 21 marzo per effettuare una visita medica. Un polmone risulta infettato e nonostante dolorosi trattamenti, l'infezione si espande ad entrambi i polmoni. 

  • 1 aprile 1922 Alle ore 12.23 muore l'Imperatore Carlo, a soli 34 anni, dopo aver offerto la sua vita a Dio come sacrificio per il proprio popolo. Prima di morire, perdona tutti i suoi nemici. L'Imperatrice rimane sola senza soldi, madre vedova, con sette figli da uno a nove anni. L'ottavo figlio nascerà due mesi dopo la morte dell'Imperatore

 

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1 comment

    • roberta on 9 Settembre 2013 at 11:51
    • Reply

    in questo momento in cui spirano venti di guerra ricordiamo la figura di questo grande imperatore che tanto si adopero’ per la pace…

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