Presentazione del Disegno di Legge N. 1539: Riconoscimento del Gruppo Linguistico Ladino Retico della Val di Non
Prefazione dell’Associazione El Brenz
Cari amici della Val di Non e della Val di Sole

siamo lieti di presentarvi un documento di importanza storica: il Disegno di Legge N. 1539 del Senato della Repubblica di iniziativa del Senatore Patton, che si propone di riconoscere ufficialmente il gruppo linguistico ladino-retico della Val di Non. Questo progetto di legge, giunto in Senato il 18 giugno 2025, rappresenta un sostengo straordinario anche per il percorso di sensibilizzazione e ricerca intrapreso dalla nostra Associazione Storico Culturale Linguistica “El Brenz”.
Fin dalla nostra fondazione il 21 dicembre 2009, abbiamo operato con l’obiettivo di porre fine a una lunga stagione di discriminazioni a danno di un piccolo gruppo linguistico alpino. La nostra missione è sempre stata guidata dai principi di apoliticità e apartitismo, concentrandoci esclusivamente sulla salvaguardia del patrimonio storico, culturale e linguistico degli Anauni. Abbiamo promosso progetti come il documentario “Fiöi dal Nos”, il concorso poetico “Os dal Nos” e il calendario “Lunari dal Nos”, tutti volti a celebrare l’identità unica del popolo anauno.
Questo disegno di legge riconosce l’Anaunia come l’unica “isola residua in Italia” testimone dell’innesto della lingua romana sul popolo dei Reti. La sua approvazione non solo renderebbe giustizia a un gruppo linguistico finora misconosciuto, ma rafforzerebbe anche il pluralismo e il patrimonio autonomistico del Trentino-Alto Adige.
Il nostro lavoro non si è basato su rivendicazioni ideologiche, ma sulla meticolosa ricerca storica e linguistica condotta da eminenti studiosi come Graziadio Isaia Ascoli, che ha indagato la lingua dei Nonesi fin dal 1873, e dai successivi studi di Christian Schneller e Theodor Gartner. I dati dei censimenti linguistici del 2001, 2011 e 2021 hanno dimostrato la crescita e la vitalità di questa minoranza, che è diventata la più consistente del Trentino.
Questo disegno di legge rappresenta una tappa fondamentale nel nostro percorso e un riconoscimento tangibile dell’impegno di tutti i volontari e sostenitori che hanno reso possibile il nostro lavoro. Invitiamo tutti a sostenere questa iniziativa che, come affermato nel testo del Disegno di Legge stesso, è finalizzata a salvaguardare la cultura e le tradizioni di una popolazione, come previsto dallo Statuto Speciale della Regione Trentino-Alto Adige.
A nome dell’Associazione ringrazio il promotore di questo disegno di legge Sen. Patton e lo staff che ne ha permesso la stesura.
Con i migliori saluti,
Diego Magnoni – Presidente
Cristian Bresadola – Segretario
Il presente disegno di legge, d’iniziativa del senatore Patton, intende porre fine a una lunga discriminazione ai danni di un piccolo ma storico gruppo linguistico delle Alpi centrali. Questo popolo ha conservato nel tempo le proprie radici, lingua e cultura, lasciando testimonianze significative nella storia.
L’Identità Storica e Culturale degli Anauni
Il popolo al centro di questa legge è quello degli
Anauni, più familiarmente conosciuti come “Nònesi”. La loro terra, l’Anaunia (Val di Non), si trova nella provincia autonoma di Trento. Questo insediamento, composto da decine di migliaia di persone, rappresenta l’unica “isola residua in Italia” della civiltà romana innestata sul popolo semitico dei Reti.

Il nome “Anaunia” deriverebbe dalla combinazione dell’idronimo semitico “enu” (fiume) e della particella “ana” (vicino), con il significato di “terra vicino al fiume”. Questo fiume, che i Reti chiamavano “enu” e i Romani “enus,” è ora conosciuto come Noce.

Gli Anauni compaiono per la prima volta nella storia nel 46 d.C. su una tavola in bronzo, la “Tabula Clesiana”, che conferiva loro la cittadinanza romana. Il documento, la cui autenticità fu confermata da Theodor Mommsen, attesta che gli anauni erano pienamente integrati nell’Impero Romano, servendo come ufficiali nelle legioni, guardie personali dell’imperatore e magistrati a Roma. Nel 397 d.C., gli anauni furono protagonisti di un episodio storico: l’eccidio dei tre martiri anauniensi, avvenuto in seguito a una violenta reazione alla chiusura dei loro templi. Nei secoli successivi, il monaco Secondo di Anaunia divenne ministro alla corte della regina Teodolinda e fu determinante per la conversione dei Longobardi al cattolicesimo.
Nel corso dei millenni, gli anauni si sono mobilitati in lotte per l’autonomia politica della valle contro il Principe Vescovo di Trento, con insurrezioni nel 1407, 1525 e 1809. L’Ottocento portò una rivalutazione del ruolo dei popoli e delle loro lingue, con il celebre linguista Graziadio Isaia Ascoli che studiò la lingua degli anauni.
Il Patrimonio Linguistico e Culturale Ladino Retico
La lingua degli anauni è una varietà ladina caratterizzata da una forte componente retica. A questo idioma, la comunità della Val di Non ha dedicato una cura quasi devozionale. Studi linguistici sul ladino-retico dell’Anaunia sono stati condotti da studiosi austriaci come Christian Schneller e Theodor Gartner, quest’ultimo incaricato dal Governo dell’Impero d’Austria di promuovere una ricerca decennale per la raccolta dei canti ladini dell’alta Anaunia.
La lingua nonesa possiede anche una ricca letteratura che risale al Settecento. Nel 1912, il poeta e filologo Guglielmo Bertagnolli raccolse e pubblicò in tre volumi una raccolta di poesie in lingua nonesa dal Settecento all’inizio del Novecento. La produzione letteraria continua ancora oggi, costituendo un importante patrimonio culturale per il Trentino.
Sono stati dedicati tre vocabolari alla lingua nonesa:
- Il primo, del 1964, è opera di Enrico Quaresima.
- Il secondo, del 2002, è un lavoro amatoriale di Luciano da Vigo.
- Il terzo, pubblicato nel 2018, è il “Dizionario Noneso-Ladino“, frutto del lavoro di un collettivo.
La Necessità del Riconoscimento
Per lungo tempo, i nònesi non hanno accettato di essere considerati ladini, ritenendo il termine estraneo alla loro storia e alla loro lingua, diversa da quella della minoranza di Fassa. Tuttavia, dopo lunghi dibattiti, la classificazione di Ascoli, che identificava la loro lingua come “ladino-retica”, è stata accettata.
Questo cambiamento è stato confermato dai censimenti linguistici:
- Nel censimento del 2001, diverse migliaia di nònesi si sono dichiarati ladini.
- Il numero è aumentato nel censimento del 2011.
- Nel censimento del 2021, il gruppo linguistico ladino-retico dell’Anaunia è diventato la minoranza linguistica più consistente del Trentino.
Questo “responso popolare” è stato affiancato da una richiesta unanime di riconoscimento formale da parte dei consigli comunali della Val di Non. Il riconoscimento delle minoranze linguistiche è di competenza dello Stato , ed è quindi giunto il momento che lo Stato agisca tramite una legge.
Dettagli del Disegno di Legge
Il disegno di legge si articola in quattro articoli, che mirano a colmare la lacuna legislativa evidenziata da Ascoli e a dare attuazione allo Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige.
- Articolo 1: Riconosce ufficialmente il gruppo linguistico ladino-retico della Val di Non. Concede a questo gruppo il diritto alla tutela del patrimonio linguistico e culturale, alla promozione di attività culturali ed editoriali, e al rispetto della toponomastica e delle tradizioni.
- Articolo 2: Garantisce l’insegnamento della lingua e della cultura ladino-retica nelle istituzioni scolastiche della Val di Non.
- Articolo 3: Stabilisce che, in attesa dell’istituzione di un ente sovracomunale, il Comune di Cles provvederà agli adempimenti urgenti per l’attuazione della legge.
- Articolo 4: Prevede l’accesso a misure di sostegno finanziario e ad altre agevolazioni per persone fisiche o giuridiche che contribuiscono alla tutela e promozione dei valori del gruppo linguistico, secondo la normativa vigente per le minoranze riconosciute.
Conclusioni
Il riconoscimento del gruppo linguistico ladino-retico degli Anauni non solo porrà fine a un’ingiusta e lunga discriminazione, ma rafforzerà il pluralismo linguistico e il comune patrimonio autonomistico del Trentino-Alto Adige.
Di seguito il Testo integrale del DDL n. 1539
